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Team Building

Obiettivo

La Vigorlegio organizza corsi professionali, per l’attività di team building. Fine principale delle esperienze ludico/formative proposte è quello di incrementare la cooperazione fra persone accrescendo in modo significativo la capacità di lavoro in squadra e la coesione

Il Cammino di Santiago di Compostela

di Emilio Buffardi

Questo articolo vuole avere solo il piacere di far conoscere ai lettori di vkt-security, questo fantastico viaggio, che incorpora in sé una serie di fantastiche esperienze, avventura, sport, introspezione personale, ecc.
Voglio raccontare che cosa ha rappresentato per me questo viaggio a livello personale e dare la possibilità a chi legge, magari, di programmare un’avventura molto particolare.
Ma come tutti i viaggi bisogna partire dall’inizio.
Che cosa è il cammino di Santiago di Compostela?
Fondamentalmente è il cammino che tutti i pellegrini cristiani compiono per andare a visitare le spoglie di San Giacomo il Maggiore, uno dei 12 apostoli di Gesù.
Questo viene considerato come uno dei tre viaggi fondamentali per i credenti, insieme a quello di Roma e Gerusalemme, stranamente mi rendo conto che anche se essendo io un ateo convinto ho visitato tutti e tre i luoghi più importanti del cristianesimo.
Il cammino inizia dai Pirenei, ed esattamente dalla città di Saint Jean Pied De Port in Francia, per arrivare alla città di Santiago, in Spagna, circa 800 km.

Il cammino può essere fatto a piedi, in bici o a cavallo, ovviamente per me la scelta è stata facile a piedi, attraverso il cammino francese che taglia appunto da est ad ovest la Spagna.
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La prima volta non si scorda mai

Ho cominciato a fare Thai Boxe dicendo “così imparo un po’ a difendermi che di questi tempi non è cosa inutile”. Ho avuto subito la fortuna di trovare un bel gruppo e un maestro unico per cui fin dall’inizio ho visto molti risultati e mi sono appassionata un sacco… Allenamenti in palestra, viaggi-studio in Thailandia, molto impegno e sacrifici, 3 incontri sul tatami e sono finalmente arrivata sul ring… Un’esperienza unica che rimarrà con me per sempre, “la prima volta non si scorda mai”: chi non è mai salito su un ring non può capire come ci si sente, l’ansia nel salire quei pochi gradini e ritrovarsi addosso gli occhi di chi assiste ai combattimenti … quel piccolo quadrato diventa un mondo a parte: le uniche voci che riesci a sentire sono quelle dell’arbitro e del tuo maestro… la tua guida nei round che seguiranno!!!! Colazione del campione, tutti in macchina direzione Milano, peso e visita medica…fin qui tutto bene… L’agitazione comincia a salire quando cominciano gli incontri: uomini, donne, thai, K1, kick indifferentemente… e soprattutto quando il mio è l’ultimo match del Team: aiuto gli altri a scaldarsi e prepararsi per bene e gli do il massimo appoggio mentre combattono.

 

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Realtà e pregiudizi

Il termine pregiudizio (dal latino prae. “prima” e iudicium, “giudizio”) può assumere diversi significati, tutti in qualche modo collegati alla nozione di “giudizio prematuro”, ossia parziale e basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
Il termine pregiudizio associato al krav maga può dare lo spunto per chiarire alcune cose, soprattutto per chi usa spesso il pregiudizio negativo verso gruppi sociali che possono essere o sono diversi da quelli di appartenenza o di estrazione.

Basta davvero poco alle volte per alimentare focolai di discriminazione sociale, e spesso quel poco che basta neanche lo si conosce. Certo come risaputo il krav maga è una disciplina, anzi più esattamente un sistema di difesa personale di origine militare (nasce ufficialmente sul finire degli anni 40 in Israele). Basterebbe gia conoscere questo piccolo particolare per evitare di associarla alla parola razzismo, se non altro per rispetto dei milioni di morti che il razzismo ha perpetrato nei confronti degli Ebrei in quegli anni .
Un sistema di difesa personale militare, per essere insegnato e tramandato ai posteri nel modo migliore e corretto non può esimersi dal considerare il contesto militare complementare alla disciplina. Ovviamente tenendo perfettamente conto delle esigenze personali di ogni singolo allievo, della legislazione del paese in cui si pratica e nel rispetto di alcuni valori molto più presenti oggi in un contesto militare piuttosto che civile.
Chi insegna krav maga oggi, sa benissimo di non dover portare le truppe alla guerra, ma coscientemente sa di provare quantomeno ad aiutare chi sente come propria l’esigenza di una percezione maggiore della sicurezza, per se e per i suoi cari. Non c’è niente di sbagliato in tutto questo o forse l’estrazione militare della disciplina o, forse più semplicemente, la divisa spesso usata per gli allenamenti può disturbare le fervide coscienze intellettuali italiane stranamente non impegnate in ragionamenti migliori e più adeguati al contesto sociale attuale.
Se solo la gente avesse la voglia di non fermarsi alle apparenze e capire cosa nello specifico fa un gruppo sportivo, come lo fa, con chi lo fa e perché allora non ci sarebbero più discriminazioni o pregiudizi di sorta.. In qualsiasi associazione di krav maga non si associano allievi sulla base della provenienza, della religione del colore della pelle o del credo politico…..solo si informa l’allievo che tutti questi “parametri” devono rimanere ad uso strettamente personale ed essere lasciati completamente fuori dalla palestra che sia allenamento o ambito ricreativo.
Se poi l’indossare durante gli allenamenti i pantaloni militari (per altro anche per un aspetto di comodità) è sinonimo di gruppo paramilitare da discriminare e quasi perseguire a termini di legge allora forse le persone che sbandierano ai quattro venti la democrazia come proprio scopo di vita hanno quantomeno le idee un poco confuse.
Noi come Vigorlegio kombat team le idee le abbiamo chiarissime. Promuoviamo l’insegnamento del krav maga, il sistema di difesa personale migliore al mondo. Nei nostri team siamo tutti fratelli, da chi è nato in Italia a chi arriva dal Marocco o dalla Russia. Cerchiamo per quanto ci è possibile di essere attivi nel sociale a servizio della collettività, con donazioni di sangue con corsi gratuiti per diversamente abili, con collaborazioni con onlus o associazioni benemerite, con iniziative volte a salvaguardare i nostri amici animali . Crediamo talmente tanto in alcuni valori da dichiarare al punto 7 del nostro Regolamento Interno….-aiuta chi è in difficoltà ed ha bisogno-.
Etichettare e giudicare senza conoscere è sintomo di pressappochismo e superficialità e ogni individuo dovrebbe avere il dovere, prima di parlare se sente il bisogno di parlare, di conoscere il campo di discussione e, nello specifico, la situazione stessa tema di discussione..
Solo così si evita di esporsi a figure pessime, evitabili con un briciolo di accortezza in più.
E fortunatamente oggi anno 2013 lo possiamo dire senza avere paura di essere smentiti….se vedete in giro uno con la maglietta nera non per forza di cose deve essere fascista o se la maglietta è rossa, comunista. Se vedete in giro uno con i pantaloni militari non per forza di cose deve essere un guerrafondaio…ricordate, le persone da cui diffidare davvero sono spesso invisibili.
“L’abito non fa il monaco “ dice un vecchio detto popolare, ma l’ignoranza sull’argomento, unita a desiderio di protagonismo fanno una categoria di persone della quale sinceramente si potrebbe fare anche a meno.

La mia esperienza in Vigorlegio

La mia esperienza in Vigorlegio comincia quasi 5 anni fa. Ero alla ricerca di una un’ associazione seria che soddisfacesse un bisogno che sento dentro fin da quando ero bambino: imparare a difendermi e cavarmela in mezzo la strada. Già, perché la mia città d’origine non è certo una località tranquilla ed il fatto che si sia sempre piazzata agli ultimi posti della classifica italiana di vivibilità, può darvi un’ idea del perché io sentissi questo bisogno.

Da persona meticolosa e riflessiva quale sono ho cominciato ad informarmi su quale disciplina marziale e non potesse fare al caso mio. Alla fine la mia fantasia e soprattutto curiosità, vennero catturate da una disciplina, o per meglio dire da un sistema, con “i” non con la “y”, che nasce in uno dei periodi più bui della storia moderna: il Krav Maga. Trovato ciò che potesse, almeno sulla carta, fare al caso mio non mi restava altro che trovare chi potesse insegnarmi quello di cui sentivo di aver bisogno.

Ora poiché si trattava, in caso di necessità, di affidare letteralmente la mia vita agli insegnamenti di qualcun altro, era mio preciso interesse trovare il migliore istruttore che l’ampio mercato di Torino riuscisse a proporre. Ho passato diverse settimane leggendo articoli, spulciando forum, e visionando i materiali video più disparati in giro per il web, ponendo particolare attenzione a tutti quei commenti che smentivano o per meglio dire demolivano, i soliti luoghi comuni sul Krav Maga e i famosi, o per meglio dire famigerati, video “dimostrativi” che spopolano su youtube riguardo l’autodifesa! Un commento in particolare, ad uno dei suddetti video, ha attratto la mia attenzione; parafrasando il testo diceva: “Questa roba serve solo a farsi del male. Se siete interessati al VERO Krav Maga rivolgetevi alla Vigorlegio.”

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Uno Stereotipo Sul Ring

Ma scusa mi spieghi perché vuoi combattere?
Quest’anno mi sono sentita ripetere questa domanda decine di volte, cercare di dare una risposta in due parole al volo non serve a niente, così la maggior parte delle volte mi limito a scrollare le spalle e dire “Perché no?” o “Perché sì!” a seconda di quanto mi ha infastidito il tono e lo sguardo dell’interlocutore, che quasi sempre aveva un giudizio pronto prima ancora di aver ascoltato la risposta, che forse no gli interessava nemmeno, tanto un’idea se l’è già fatta. C’è chi invece ha avuto la pazienza di aspettare che formulassi una risposta, risposta che io stessa non avevo e che proprio l’interesse e la sorpresa di qualcuno, mi ha spinto a cercare, sforzandomi di essere sincera con tutti e soprattutto con me stessa.

In effetti che bisogno ha una donna di 29 anni suonati di salire sul ring? Beh intanto cominciamo a descriverla questa tipa: Ho un aspetto piacevole come il mondo richiede, in passato ho sfiorato la bulimia per a questo modello attenermi, ho studiato diligentemente e come un bue con il paraocchi sono arrivata alla laurea, ho studiato quello che ci si aspettava che studiassi senza chiedermi mai se mi si addicesse davvero, ho un lavoro rispettato e da professionista precisa e puntuale mi comporto, come tutti compro cose che non mi servono per soddisfare bisogni che non ho. Insomma son uno stereotipo ambulante. Ma chi sono una volta tolte tutte le etichette? Se non mi definisco come figlia, come medico, some studentessa, se tolgo tutto quello che mi è stato appiccicato e mi sono appiccicata addosso negli anni, cosa rimane? Togli tutto, fidanzata, ragazza carina, consumatrice, amica, cosa c’è sotto?
Forse è una domanda che si pone il mondo intero e anche solo pensare di dare una risposta risulta folle, infatti una risposta non l’ho trovata ma la sensazione che mi ha lasciato il mio primo, e per ora unico combattimento, é stata proprio quella di essermi avvicinata come mai prima a chi sono veramente, pregi e soprattutto difetti, o forse meglio dire debolezze, comprese.

Sul ring sei nudo, non puoi aggrapparti e niente per giustificare come ti comporti, non ci sono scuse, sei solo tu con i tuoi pugni e se l’altro è più forte perdi. Punto. Non c’é spazio per giustificazioni, interpretazioni e ravvedimenti, no, sul ring la verità è sotto gli occhi di tutti. E soprattutto i tuoi. Nella vita mi sono accorta ci si nasconde in continuazione, ci siamo, o comunque mi sono, talmente abituata a questo meccanismo che non me ne rendo neanche più conto.
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Un passo nel vuoto

“Vedi, per la gente che non ci conosce noi siamo dei pazzi. Ci lanciamo nel vuoto in corsa, senza guardare, incuranti di cosa ci sia fuori. Quando il primo di noi lascia l’aereo non possiamo lasciarlo solo”. Queste parole, che sembrano tratte da un film, mi sono state dette da un ragazzo della Brigata Folgore dopo il mio primo lancio con il paracadute.

In aprile 2013 ho preso parte ai lanci in Repubblica Ceca organizzati dall’ EPA (European Paratroopers Association) presso l’aeroporto di Pribram, vicino a Praga. Ho potuto partecipare come membro della Vigorlegio a un’attività di norma riservata a militari, in servizio o congedati. Conscio di quest’ opportunità unica che viene concessa ai membri del team non ho voluto perdere l’occasione. L’evento sarebbe dovuto durare 3 giorni, il primo per il corso ed i restanti 2 per i 3 lanci necessari al conseguimento del brevetto.

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Viaggio in Thailandia

di Mauro Moriello

Sebbene con immenso ritardo, voglio scrivere della mia esperienza in Thailandia con la VIGORLEGIO  del maestro Emilio Buffardi.  Ho  sempre amato l’oriente e il suo fascino e soprattutto le arti marziali, nel senso non solo marziale , ma anche spirituale e filosofico, ma tralascerò questo argomento  perché non voglio annoiare nessuno con le mie personali congetture. L’occasione per visitare e allenarmi in una terra dove le arti marziali non sono soltanto combattimento ma anche stile di vita e tutto ciò che ne comporta, mi si è presentata tardi, ma avendo io già un’età matura ho avuto modo di viverla forse più intensamente e cogliere più sfumature , questo grazie alla VIGORLEGIO e al mio amico e Maestro Emilio Buffardi.

La muay thai è una disciplina molto dura a livello di combattimento e preparazione fisica  soprattutto per noi  occidentali, anche perché a marzo in Thailandia è estate e il termometro supera i 40°, ora siccome il nostro programma era di cinque giorni su sette di allenamento di ben 3 ore e mezza circa consecutive al giorno per due settimane ,non proprio una passeggiata, , con quelle temperature vi lascio immaginare lo sforzo a cui il fisico si sottopone, nonostante ciò si era creato un clima fra i membri del gruppo Vigorlegio di assoluta armonia e voglia di allenarsi ma anche di ridere e scherzare, e devo dire che a parte la  “piccola ” differenza d’età con gli altri ragazzi del gruppo ho passato dei giorni veramente indimenticabili, e per me è stato un grande traguardo (non un arrivo ) ma un’ aggiungere al mio bagaglio un altra preziosa esperienza.

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Un minuto al lancio

di Fabio De Blasio

“Guarda giù, questa è più o meno l’ altezza a cui ti lancerai domani”, questa è la prima cosa che ricordo nitidamente di quel viaggio a Pribram, dettami da Emilio, il mio maestro, mentre il nostro aereo di linea stava atterrando in Repubblica Ceca. Non esiste un modo per far capire a chi legge questo articolo, cosa si provi a lanciarsi nel vuoto, è una sensazione talmente forte e adrenalinica che solo chi si è paracadutato può capire ma ci proverò rendendo essenziale la mia esperienza.

Arrivati all’ Aeroporto di Pribram, mi sembra di tornare a scuola. So che domani dovrò buttarmi da un aereo e la mia conoscenza di nozioni di paracadutismo sta a zero. Ascolto, con la massima attenzione, il mio Jump Master americano, la mia soglia di attenzione è a mille e fortunatamente il suo inglese è più che comprensibile anche per chi come me, ha alle spalle un inglese scolastico e nulla più. La sessione serale scorre veloce, il nostro approccio per ora è solo teorico e nonostante tutto mi sento tranquillo. Guardo al mio fianco e vedo un mio fratello Vigorlegio, Mathieu, spingo lo sguardo poco più avanti e scorgo Emilio sorridente, sembra che niente possa andare storto. Valentina, un altro membro del nostro Team, ci aspetta fuori dalla camera, sta sistemando le ultime pratiche burocratiche per domani e anche lei sembra più che tranquilla. E’ ora di andare a cena.

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Nel mondo reale

di Emilio Buffardi

Un bell’articolo scritto da un allievo di krav maga della VigorLegio, una esperienza reale e non le solite chiacchiere da bar che si sentono in Italia, dove spiega in poche righe, l’episodio, l’espeirnza vissuta con sensazioni paure e valutazioni, lui che pratica da circa 6 mesi. Grazie per la tua esposizione sicuramente utile a tutti per poter migliorare il proprio bagaglio tecnico di difesa.

 

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